sabato 31 dicembre 2011

Con un poco di zucchero

Inizio: 30 dicembre 2011
Fine: 2 gennaio 2011

(°_°)
Tu pensi di trovarti davanti a due simpatiche vecchiette, leggi la trama e pensi a due simpatiche streghette rimaste senza pozione magica… E invece sbatti contro due supernonne che si drogano!
Ok ammetto che sono rimasta basita (°_°) altro che polvere magica per fare incantesimi.. qui non siamo ai livelli della piccola Pollon che cantava “sembra talco ma non è…” no no qui siamo davanti a due vecchiette che devono andare a caccia della loro dose quotidiana visto che il loro fornitore ufficiale (che Dio l’abbia in gloria) è passato a miglior vita…
Scusate, ma lo sbigottimento è d'obbligo...
Comunque. Giulia e CAmilla sono due signore distinte, di antichi e nobili natali, non sono parenti ma oramai dopo una vita assieme è come se fossero sorelle. Da parecchi anni vivono chiuse nella loro casa di Firenze, senza aver alcun alcun contatto con il mondo esterno tranne che con pochi individui per i più necessari bisogni alimentari... Le due signore però si trovano ad affrontare un grosso problema (che ne scatenerà di peggiori): il signor Piero (che Dio l’abbia in gloria) è passato a miglior vita così, da un giorno all'altro e le due simpatiche signore sono rimaste senza zucchero magico.. Inizialmente si pensa di tutto: il lettore passa dalla fase realistica "hanno bisogno lo zucchero davvero" alla fase fantasy "lo zucchero in realtà è qualcosa di magico" per cadere pesantemente sulla realtà "lo zucchero è droga", e mica una qualunque.. non no le signore si fanno di eroina!! Si capisce quando le due donzelle cominciano la loro avventura fiorentina uscendo finalmente dalla porta di casa e cominciando a cercare uno spacciatore.. Quando spunta lo spacciatore, spuntano le siringhe e l'incertezza scompare. Sono due drogate. (A tal punto che si servono della sostanza per poter rivedere i Lorocari in alcuni pesci tenuti in un acquario in casa... E ho detto tutto...).
Peccato che la ricerca dello spacciatore porti con se un effetto domino di colpi di scena, a prtire da un tentato omicidio, per posi passare a pluriomicidio premeditato... il tutto condito dalla loro vita sempre uguale e piena di vecchi ricordi. I due personaggi principali, Giulia e Camilla, sono infatti molto particolari e sembrano portare sulla loro pelle anni ed anni di vita vissuta (anche insieme), amano dire citazioni a vanvera e sono terribilmente fredde. L'unica cosa che sembra spaventarle è l'arrivo di una fantomatica Lei, che molto probabilmente è al Morte. Ma a parte questo sono due pazze scatenate e non credo che il lettore possa trovarle simpatiche... quello che poi combinano nel libro è assolutamente inimmaginabile considerando due vecchiette drogate, ma quantomeno per bene. Ma loro non danno quest'impressione; se è pur vero che le persone che incontrano sulla loro strada sono approfittatori e delinquenti, ciò non trova in alcun modo una giustificazione all'atteggiamento ed al comportamento delle due vecchiette.
Scusate se dico e non dico, ma se dico vi rovino il libro; melius abundare quam deficere, ma non è questo il caso.  
Per farla breve comunque la questione non sono nè l'etica nè la morale delle due donzelle ma il libro in sè: non ha nè capo nè coda, non ha senso. Non è un romanzo, non è una favola nera, non è nulla... non so, non capisco. La vita delle due vecchiette resta sconosciuta (a parte la tendenza all'eroina e qualche cenno a mariti e figli), non si capisce in quante epoche abbiano vissuto o se siano soltanto suonate; non si capisce chi cavolo sia Lucrezia e perchè la vanno a trovare, non si capisce perchè siano tanto cattive e risolute; non si capisce cosa ha voluto dirci Carabba con questo libro.
Tutta la storia è fine a se stessa e non ha senso.
Io non lo consiglio come acquisto, ma come lettura, se lo trovate in biblioteca, magari leggetelo. così poi mi direte cosa ne pensate...


Il Mercante di Tulipani

Inizio: 9 dicembre 2011
Fine: 30 dicembre 2011

Siamo sinceri fino in fondo: inizialmente ero perplessa, poi la fine mi ha fatto cambiare idea. Io non lo so se, onestamente, lo consiglierei come lettura..
Andiamo con ordine. 1600-1650 circa. Olanda. Province Unite. Il libro narra la storia di un povero vedovo con 4 figli, di natali nobili, ma dal presente difficile. Tuttavia la loro antica ricchezza si intravede ancora in un’imponente casa, oramai decadente, di cui sono i proprietari. Cornelis Van Deruick è proprietario di una piccola botteguccia che basta a coprire le necessità della famiglia; tuttavia egli spasima per il commercio e rivendica la sua natura di mercante imbarcandosi per il Brasile per diventare appunto un mercante di spezie. Prima di lasciare l’Olanda però raccomanda il figlio maggiore (al quale affida la casa ed in fratelli in sua assenza) a Paulus Van Bereysten, suo vecchio amico ed, in qualche modo, in debito con lui. L’insigne personaggio è infatti un ricco mercante, attualmente rettore dell’università; chi meglio di lui può aiutare il giovane Van Deruick nei suoi primi passi come amministratore della casa e della famiglia? Quello che Cornelis non immagina è come Paulus modellerà e plasmerà a suo piacimento la figura di Wilhelm. Paulus, mercante di tulipani, inizia a questa pratica molto redditizia il suo giovane pupillo, accaparrandosi la sua fiducia con il dono di ben due bulbi (valore totale 2600 fiorini) che Wilhelm, sotto l’occhio benevolo di Paulus, riesce a piazzare al miglior prezzo nelle aste clandestine nelle taverne. Una tale ricchezza improvvisa fa breccia nel cuore “nobile” del primogenito che spera di innalzare la sua famiglia alle vecchie glorie e farsi bello agli occhi dei fratelli. Per suggellare ancora di più i rapporti, Wilhelm vende la bottega di famiglia, per investirla in tulipani, e va a lavorare insieme a suo fratello Jasper presso le serre di Paulus. I rapporti di Paulus e Wilhelm così si stringono ogni giorno di più (e non solo quelli d’affari) facendo emergere alcuni lati del rettore altamente disgustosi. Questo feeling però si infrange costantemente contro la durezza di Eliasar, figlio di Paulus, che non sopporta il legame tra i due e non comprende nemmeno perché il padre gli preferisca un poveretto come Wilhelm. Per placare gli animi si propone ( o meglio si comanda) che Petra, sorella maggiore di Wilhelm, si sposi con l’erede di Paulus, in modo da suggellare anche sulla carta un legame ormai evidente..
In tutto questo, il povero Cornelis in Brasile ha avuto una sfortuna nera e non riesce nemmeno a racimolare la comma che gli consentirebbe di imbarcarsi di nuovo per le Province Unite. Riceve lettere confortanti da Wilhelm che, oltre ad amministrare egregiamente la famiglia, sembra avere tra le mani l’affare del secolo. Cornelis, che riesce a guadagnarsi da vivere facendo il sarto, ha vergogna della sua condizione e continua a dire ai figli di star facendo grandi cose.
Nel frattempo anche Wilhelm racconta un sacco di frottole, nemmeno lui riesce a dire al padre di aver cacciato tutta la famiglia in un bel guaio, indebitandosi con Paulus della cifra di 10000 fiorini, corrispondenti alla dote della sorella. Ancora una volta, i tulipani, croce e delizia di questo racconto, sembrano intervenire a ristabilire l’ordine: se Wilhelm si procurerà l’ambitissimo Semper Augustus, allora il debito verrà cancellato e le nozze di Petra con Eliasar verranno celebrate… Nessuno però ha fatto i conti con Petra la quale, innamorata del cocchiere del Van Bereysten, non ha nessuna intenzione di sposare Eliasar….
Non voglio assolutamente rovinare l’ultima parte di questo libro che è senza dubbio la più importante e tragica allo stesso modo. Raggiungendo picchi di drammaticità sublimi. Forza e coraggio però perché la piccola amara si manda giù con il miele e vedrete che ne rimarrete entusiasti.
Ora, giunti a questo punto, vi ripeto, la fine è decisamente entusiasmante, si.. ma il libro.. non so, proprio fino in fondo, onestamente, non mi ha convinto. Ammetto che Bleys descrive davvero molto bene luoghi e personaggi e ha una scrittura fluida e piacevole… ma non sono convinta al cento per cento. Alcune parti del libro mi hanno un po’ infastidito.. perché parliamoci chiaro, questo racconto emana cattiveria da tutti i pori. Forse è quello, la cattiveria sottile che serpeggia sempre.. Leggetelo, poi mi direte cosa ne pensate!

venerdì 9 dicembre 2011

Nel cortile della Moschea - Racconti dell'altro Islam

Inizio: 3 novembre 2011
Fine:

Comincio questa recensione prima ancora di avere finito il libro. Mi permetto di farlo perchè non è un'unica storia ma una moltitudine di racconti dell'Islam. Se dovessi cercare qualcosa di simile nella religione cristiana direi che somigliano alle nostre parabole, ma non sarei molto esauriente. Spesso questi racconti sono di poche righe, ma esprimono concetti di altissimo livello. Il dono della sintesi insomma. In realtà le parole "cercare delle somiglianze" è una cosa che si commenta da sè: se leggete questi piccoli e preziosi racconti non può non rendersi conto che alla fine i principi etici e morali sono gli stessi. Il mondo ha sempre conosciuto gli eccessi, anche del cristianesimo, quando invece dell'amore di Dio si professava l'Inquisizione oppure si combattevano guerre e si spargeva sangue per l'oro. Sicuramente ogni religione ha il suo eccesso, la sua parte estremista ed intollerante. Ma non è data dagli insegnamenti religiosi, solo dal fanatismo degli uomini. Molti dei racconti raccolti in questo libricino infatti sono simili a quelli dei cristiani, a quelli della Bibbia, agli insegnamenti di Gesù. Si predicano le virtù, la carità, il privarsi per dare al prossimo, la solidarietà nei confronti dei poveri, il disgusto per i trattamenti ingiusti. C'è invece l'intolleranza verso chi offende Dio e le sue creature, verso chi cade nei peccati di superbia, avarizia, di presunzione. Vengono ridicolizzati tutti quei personaggi che predicano bene e razzolano male insomma (anche figure religiose che si fregiano di essere i più pii ed invece sono i primi peccatori). Cosa dunque c'è di diverso? Nulla. Questo libro è ricco di spunti riflessivi umani, di insegnamenti che dovrebbero rendere l'uomo molto più umano di quanto sia in realtà. Sicuramente ve lo consiglio, anche come regalo di Natale, perchè no? Alla fine l'importante è amarsi l'un l'altro. Dio non fa differnze tra le sue creature, perchè dovremmo farne noi?

Nessuno - L'odissea raccontata ai lettori d'oggi

Inizio: 7 dicembre 2011
Fine: 9 dicembre 2011



Era dai tempi del liceo che non leggevo l’Odissea. È sempre stato il mio poema epico preferito, ma a furia di tradurlo dal greco mi ero stancata. Odisseo, l’uomo dall’ingegno multiforme, l’uomo capace di vagare 20 anni per, come direbbe Foscolo, baciare la sua petrosa Itaca. Mi ha sempre colpito la sua tenacia, la sua capacità di non arrendersi e di superare gli ostacoli che Poseidone e Zeus disseminavano sul suo cammino; certo grande merito va alla dea Atena che l’ha sempre protetto e guidato, ma non si può negare che il prode Odisseo ci abbia messo del suo. Mentre i più spasimano per il bell’e forte Achille, tutto muscoli coraggio e sprezzo del pericolo, a me ha sempre interessato Odisseo, tutto cervello, sangue freddo e calma. Tuttavia questo libro di De Crescenzo, davvero ben scritto, mi ha un po’ fatto ricredere sulla figura che per anni ha campeggiato nella mia mente di liceale. Non si può certo dire che Odisseo fosse uno stinco di santo, razzie e cattiverie ne ha fatte tante, ma che fosse un pusillanime, bè, questo invece non lo avevo mai pensato. Più che la storia, l’Odissea vera e propria, infatti, mi ha colpito l’ultimo capitoletto dove l’autore racconta un lato dell’eroe itacese che ignoravo: l’uomo che descrive, oltre ad essere un codardo pauroso, è anche un arrivista senza limiti, come lo chiameremmo noi oggi. Riguardando a distanza di anni questo poema e ripensando oggi alla figura di Odisseo non è che mi piaccia poi molto questo suo fare, pur non potendo negarne l’assoluta intelligenza e l’assoluto senso pratico. Sarà che l’Odissea è sempre stata il simbolo del povero tapino (mi perdoni il divino Odisseo) che osteggiato da tutto e tutti cerca di ritornare alla sua casa ed alla sua amata famiglia, alla tenera sposa Penelope infastidita da invadenti pretendenti, e al figlioletto Telemaco, che ha lasciato ancora in fasce. È un po’il romanticismo di questi sentimenti a farti parteggiare per il povero Odisseo, a condividere le sue sofferenze e a sperare con lui di tornare alla petrosa Itaca. Tuttavia, come dicevo, questo libro mi ha aiutato anche a mettere a fuoco l’Odisseo uomo, più che l’eroe. E se volessimo togliere anche gli interventi divini della divina Atena (non me ne voglia nemmeno lei), dell’Odisseo dal multiforme ingegno non so quanto resti. Omero ce lo descrive, già fin dall’inizio, in lacrime, prigioniero della bella Calipso sull’isola di Ogigia; l’esperide figlia di Atlante lo tiene con sé da 7 anni e non lo lascia partire.. e lui piange pensando al figlioletto ed alla perenne tenera (Penelope è sempre tenera) sposa. Chiunque si sarebbe impietosito davanti al prode in lacrime che sogna solo il rientro a casa. Ma forse strada facendo ci si rende conto che Odisseo non è così valoroso come ce lo descrive Omero. De Crescenzo fa numerose riflessioni sulla figura dell’eroe nella varie parti cruciali e significative del suo viaggio, come ad esempio l’episodio di Polifemo. Senza togliervi il giusto di leggere questo libro, vi dico solo che è adatto a ridimensionare chi some me ha sempre avuto una incondizionata stima ed una cieca predilezione per Odisseo. Spogliandolo un po’ dell’aura sacra che lo riveste e un po’ anche della divina Atena che lo protegge, Odisseo ci apparirà come realmente è .. e non so se vi piacerà così tanto l’uomo che vedrete! Anche se senza volerlo ha distrutto un mio idolo di sempre, ringrazio De Crescenzo che mi ha aperto gli occhi… c’è sempre da imparare!


Citazione pag 219:

Il divino Zeus, stanco delle continue lamentele di Atena le dice: "Sei tu quella che fa e disfa i destini degli eroi. Se ritieni utile che  a Itaca scenda la pace tra Ulisse e i parenti dei Proci, provvedi tu a convincere questi ultimi, ma non chiedere a me di intervenire. Io, al massimo, posso non interferire".

mercoledì 7 dicembre 2011

Percy Jackson e gli Dei dell'Olimpo, La maledizione del Titano

Inizio: 5 dicembre 2011
Fine: 6 dicembre 2011


Devo essere onesta, questo terzo capitolo mi è piaciuto di più rispetto agli altri due della saga. Sarà che mi è sembrato un po’ meno prevedibile (soprattutto a livello di miti) e un po’ più ricco di depistaggi.. Insomma un po’ più avvincente. E bravo Riordan, un punto in più. Ritroviamo Percy, Annabeth e Grover e conosciamo Thalia, che avevamo intravisto nell’ultima pagina del secondo libro. La figlia di Zeus è stata liberata dalla maledizione che la teneva imprigionata nel pino sulla collina del campo Mezzosangue. Il vello ha permesso al pino di guarire e a lei di ritornare in carne ed ossa. Oramai però, il declino del mondo è cominciato; Luke ha risvegliato Crono e sta cecando in ogni modo di riportarlo in vita per annientare una volta per tutte gli Dei dell’Olimpo. Nel tentativo di recuperare di nuove reclute per il Campo i quattro amici si imbattono in Bianca e Nico Di Angelo, due bambini dotati dei loro stessi poteri, che fino a quel giorno hanno però ignorato la loro discendenza divina. Non solo il Campo è interessato alle nuove reclute, ma anche l’esercito di Luke, ai comandi di uno strano Generale, di cui nessuno sembra avere capito l’identità misteriosa… è subito scontro con i mostri capitanati da Mr Thorn (una manticora) e i piccoli semidei. In loro soccorso accorrono le Cacciatrici, capitanate dalla Divina Artemide; qualcosa però va storto ed Annabeth scompare con la Manticora in un precipizio. Artemide affida le sue ragazze al Campo e parte decisa a cercare un mostro, Il mostro, che sembra rappresentare il pericolo mortale per l’Olimpo, il Flagello. Il clima è pesante e la divina Artemide sembra non tornare, la sua presenza è necessaria al consiglio del Solstizio d’inverno; Annabeth è scomparsa ma forse ancora viva, bisogna muoversi e una nuova profezia getta sconcerto nel Campo. Thalia Grover Bianca di Angelo e altre due cacciatrici sono i prescelti per la missione, ma Percy non è certamente il tipo da stare in disparte: tutti pensano al Flagello, ad Artemide, ma lui pensa solo alla sua amica Annabeth. Questo gli varrà un incontro inaspettato con la Dea mozzafiato in assoluto, Artemide.. e di conseguenza anche con vecchi nemici giurati come Ares. Credo non sia opportuno raccontarvi per filo e per segno cosa accade nel libro, se no non troverete gusto nel leggerlo. Qualcosa però ve la posso dire. Innanzitutto, davvero credetemi, non è scontato come gli altri, è più avvincente e quindi coinvolgente. Come sempre Riordan aspetta l’ultimo momento per permetterci di avere tutti i pezzettini del puzzle, ma in questo caso sembra trovare gusto nello sviarci, nel farci credere fino all’ultimo che le cose andranno in un modo e poi invece si sovverte l’ordine. Anche la fine è abbastanza emblematica.. meno degli altri due libri, ma abbastanza curiosa da invogliare a comprarsi il 4° libro della saga.




lunedì 5 dicembre 2011

Avenida del Sol - A piedi scalzi in Sudamerica

Inizio: 4 dicembre 2011
Fine: 5 dicembre 2011

Leggete questo piccolo tesoro. Vi prego leggetelo. Non immaginavo che questo piccolo libro, che si divora in poche ore, fosse così denso di emozioni. Mi ha commosso più di una volta portandomi alle lacrime. Questo libro è scritto da un personaggio anche abbastanza famoso, di cui non solo ignoravo la vita e l’esperienza ma anche il nome e l’esistenza. A piedi scalzi in Sudamerica, quando l’ho comprato, mi ha fatto pensare a qualche viaggiatore di fortuna, fai da te, che percorresse in lungo in largo l’America Latina; invece adesso mi rendo conto che l’immagine che mi suscita è quello di un bambino brasiliano delle favelas che a piedi nudi rincorre un pallone, che spera un giorno che quel pallone lo salvi dalla miseria facendo di lui un calciatore affermato. Ma non per la fama, no, non per quello, per la gioia di avere una vita migliore e di poterne godere insieme alle persone che ama. Di condividere la ricchezza con chi come lui ha sofferto fame e povertà. Se vi dicessi che il filo conduttore di questo libro è il calcio, ne rimarreste disgustati, considerando che oggi i calciatori sono stra ricchi, stra arroganti e assolutamente inutili da un punto di vista sociale. Ma il calcio raccontato da Darwin è il calcio degli anni d’oro: calciatori puliti, sorridenti, uomini daltri tempi. Il calcio è solo un pretesto per affrontare storie di vita vera, dio sofferenza e fame, di torture ed ingiustizie sofferte trasversalmente da tutti i Paesi dell’America Latina. Sono storie di cicatrici e ferite causate dalle dittature, dalle lotte contro i fantasmi, dal fanatismo e dalla cattiveria gratuita. Il calcio è si il filo conduttore, ma è un altro calcio, un’altra storia. Ho apprezzato davvero tanto questo libro, davvero tanto la franchezza e lo stile secco, ma mai truce di Darwin, che racconta le cose così come realmente sono andate, senza esagerazione, un’esagerazione non necessaria perché la realtà si commenta da sola. Attraverso Brasile, Colombia, Argentina,  Bolivia  e Cile Darwin raccoglie le storie di tante persone, rappresentative della storia e delle sofferenze di questo straordinario continente. Vi prego leggetelo.

domenica 20 novembre 2011

La Papessa

Inizio: 03 giugno 2011
Fine: 19 ottobre 2011

Davvero molto ma molto bello questo libro della Cross. Quello che lascia piacevolmente colpito il lettore oltre alla trama ed alla ricchezza storica del contenuto è la possibilità che tutto questo non sia solo un bel libro, ma la verità. Perché come racconta la stessa autrice alla fine del libro, Giovanna – Giovanni Anglico potrebbe essere esistita realmente e altrettanto realmente cancellata dalla storia della Chiesa e più in generale da quella del mondo. Ma andiamo con ordine. Giovanna è una bambina sveglia ed intelligente ma con un padre estremamente conservatore per il quale l’educazione è qualcosa a pannaggio esclusivo dei maschi. Così avvia prima un figlio, morto prematuramente e poi l’altro alla carriera ecclesiastica, per la quale, almeno Giovanni non è assolutamente tagliato. Giovanna invece si e con tanta determinazione e qualcuno che creda in lei riesce finalmente ad accedere ad una scuola, pur essendo una bambina. La sua vita procede tar le mille difficoltà di inserimento e la grande voglia di apprendere che per Giovanna è un’ossessione che va al di là di una fede relgiosa che non sente sua in alcun modo, ma che con poco sacrificio le permette di studiare i classici della latinità e dell’ellenismo, nonché innumerevoli opere sacre scritte da personaggi illustri della religione cristiana. Giovanna è felice e serena anche perché le sue spalle sono protette da Gerardo, più grande di lei di molti anni, invaghitosi sia della sua bellezza che della sua incredibile capacità di ragionare. Ma come conciliare questo nuovo sentimento che la distoglie dagli studi, con la famiglia di lui e la moglie assolutamente non disposta a cedere il marito? Prima Gerardo viene allontanato con un pretesto di guerra, poi Giovanna viene cacciata dalla scuola, infine per lei viene anche fissata la data di un matrimonio. Un’incursione barbara distruggerà l’imminente nuova e tanto odiata vita di Giovanna e le permetterà di prendere i panni dall’amato fratello Giovanni, distintosi quel giorno nella battaglia, arrivando a perdere la vita per salvare la piccola comunità. Giovanna rinasce così con le vesti di Giovanni e vive nel convento benedettino di Fulda sotto mentite spoglie per anni. Apprende l’arte medica che esercita con grandi risultati guadagnandosi il rispetto dei fratelli; dopo un colpo di scena che non è il caso che vi racconti, Giovanna parte per Roma e si farà strada a lado di importanti esponenti sempre con umiltà e bontà, guardando con occhio lucido logico e distaccato quel Dio per il quale Giovanna sembra non provare nulla, ma che al contempo prega di rivelarsi a lei. E qui Giovanni Anglico rincontra Gerardo. E qui Giovanni Anglico diventa papa, Papa Giovanni. Non voglio rovinare questa splendida lettura raccontandovene la fine, anche perché credetemi la fine è bellissima. Capirete solo leggendo tutta la vita di Giovanna quanto sia sublime la sua fine. Giovanna è un personaggio stupendo, meraviglioso, umano, altruista, che mezzo secolo fa si pose domande che ancora oggi i buoni cristiani, se per cristiani si intendono coloro che seguono la parola di Cristo per come Egli la disse, si pongono: perché le chiese sono ricoperte d’oro e la gente muore di stenti? Perché, se Dio ci ama per come siamo, non ci amiamo per come siamo, non abbiamo rispetto per il diverso,  abbiamo timore dell’ignoto e schifo della povertà? Se davvero la Chiesa ha avuto al suo interno una persona come Giovanna e l’ha cancellata allora dalla Chiesa dobbiamo guardarci e molto bene anche, non da Dio, ma di chi finge di amministrare la sua volontà ed i suoi insegnamenti sulla terra.

martedì 18 ottobre 2011

Cardinali e cortigiane

Inizio: 15 agosto 2011
Fine: 9 ottobre 2011

Davvero bello questo libro. Lo consiglio vivamente. Ripercorre la storia del clero attraverso la figura di cardinali, vescovi e papi corrotti. Si perché le cortigiane non erano donne qualunque, non erano prostitute da poco, ma donne intellettuali che svendevano il loro corpo solo a chi poteva offrire molto danaro in cambio. E chi se non il panciuto clero, tanto ricco quanto corrotto? Leggendo queste pagine si riscopre una realtà tanto ipocrita quanto da commiserare: uomini facoltosi che come aspirazione non hanno certo la benevolenze di Dio, quanto l’arricchimento personale e il divertimento senza freni. Siamo anche in un contesto storico (medioevo ed oltre) nel quale solo il primogenito ereditava il titolo nobiliare o i beni della famiglia, mentre gli altri, arrivati secondi o terzi, erano spinti quasi senza alternative alla carriera ecclesiastica. Non generalizziamo, sicuramente vi sono stati uomini pii e timorati di Dio, ma i cardinali citati in questo libro sicuramente non rientrano in questa categoria. Interessante è anche la vita di queste cosiddette cortigiane, spesso spinte dalle vicissitudini della vita a crearsi un personaggio tanto sensuale quanto raffinato (per l’epoca) da riuscire ad insinuarsi nelle corti, nei palazzi, a creare circoli letterari e delle arti in genere che spesso sono stati fondamentali per la crescita di numerosi artisti. In un certo qual modo hanno creato un fenomeno sociale, generalmente riconosciuto,  che ha permesso all’arte di fiorire all’interno di diversi salotti. Il libro non contiene giudizi morali o etici, mette semplicemente a nudo una realtà storica tale e quale come essa è. Nemmeno io mi sento di giudicare cardinali e cortigiane. Soprattutto considerando che tra me e loro ci sono qualcosa come 800/600 anni di evoluzione dell’etica, della morale e dei diritti. Forse per quelle persone la vita non avrebbe potuto essere diversa, forse proprio non v’erano i mezzi per opporsi ad una logica sociale rodata ed immutevole. Tuttavia non mancano figure la cui cattiveria e disumanità provocano lo sdegno del lettore, i più, però rientrano in un meccanismo che noi oggi potremmo definire di corruzione ed immoralità che, allora, era la norma.

venerdì 30 settembre 2011

Il mercante di libri maledetti

Inizio: 25 settembre 2011
Fine: 29 settembre 2011

Consiglio a chi è appassionato di ambienti medievali, come me, di leggere questo libro. Lo troverete non solo avvincente ma splendidamente ambientato. Il mercante di reliquie sacre Ignazio de Toledo torna nel convento di monaci dove anni prima ha nascosto un grande tesoro. Ma dopo 15 anni le cose sono cambiate, l'abate che lo aveva accolto, Maynulfo da Silvacandida, è venuto a mancare e quello nuovo, Raineiro non è così ospitale. Ignazio riparte così come è arrivato, con il fido compagno Willalme e un nuovo compagno, il curioso Uberto, un trovatello cresciuto nel convento. I tre sono diretti a Venezia dove devono incontrare un uomo molto influente, Enrico Scalò. Ma nell'ombra agisce la Saint-Vehme, tribunale un tempo onesto e retto ora corrotto e interessato al potere. Ignazio crede che il suo amico di viaggi di un tempo, Vivien de Narbonne, sia morto a causa di questa setta che lo ha braccato fino ad ucciderlo. Dietro questa morte c'è un libro, l'Uter Ventorum, capace di evocare un Angelo custode di segreti incommensurabili per il genere umano. Il conte Scalò commissiona a Ignazio il recupero del libro, rivelandogli però che Vivien non è morto ed è proprio lui ad aver creato un indovinello che conduca Ignazio a ricomporre il libro e a rivedere l'amico. Parte così un avventuroso e rocambolesco viaggio attraverso la Francia e la Spagna per raccogliere le 4 parti del libro disseminate da Vivien. Dietro i tre protagonisti si muovono figuri loschi, appartenenti alla Saint-Vehme come Slawnic e Scipius Lazarus, uomo dal volto sfregiato che contende al conte Dodiko il posto di Dominus, capo setta della Saint Vehme. Ogni personaggio ha una storia e lo stesso Ignazio ne nasconde una piuttosto interessante... Non voglio dilungarmi oltre per non correre il rischio di rovinare questa bella lettura, acquistata in formato e-book a pochissimi euro sul sito di IBS. Voleva essere il mio primo e-book sul nuovo Trekstor e sono stata piacevolmente sorpresa dalla bellissima narrazione di questo autore, del quale non avevo ancora letto nulla. Leggetelo!

giovedì 29 settembre 2011

Acqua in bocca

Inizio: 28 settembre 2011
Fine 29 settembre 2011

Bello! Devo dire che questo libricino di poco più di 30 pagine è stato davvero una gran bella scoperta! Chiriamoci, non fatevi ingannare dai nomi illustri che vi hanno contribuito, ha veramente pochissimo del giallo/noir, ma quello che conta di più è come lo hanno scritto, non cosa hanno scritto. Questi due scrittori hanno dato il via ad una corrispondenza epistolare tra i loro personaggi, Grazia Negro e Salvo Montalbano, coinvolti in un'indagine di omicidio. Un certo Arturo Magnifico è stato trovato morto soffocato con un sacchetto di plastica in testa e una betta splendens (pesce combattente) nella gola. Perchè quest'uomo è morto? Chi l'ha ucciso? Bè.... che ci crediate o no questo è l'aspetto che vi interesserà meno perchè il modo di srivere dei due scrittori è talmente bello che come dire... chi se ne frega del cadavere! Vi giuro che è proprio così: la parte più divertente è vedere come i due personaggi interagiscono tra loro, con differenze di linguaggio e atteggiamenti, con sfaccettature tipiche e non che fanno credere realmente che Grazia e Salvo non siano solo frutto dell'immaginazione di Lucarelli e Camilleri. Il giallo/noir in sè poi non è granchè e si risolve anche in uno strano modo... quasi una non fine; tuttavia il libricino avrebbe perso molto in bellezza se fosse statio più lungo. Ciònonostante sarebbe stato bellissimo vedere questo scambio di lettere proseguire e continuare per mesi...
Vi consiglio di leggerlo, anche se non ve lo riassumo. Davvero ne resterete stupiti!!!

sabato 24 settembre 2011

Lucertola

Inizio:  3 gennaio 2011
Fine: 29 gennaio 2011

Banana Yoshimoto ha un modo tutto suo per descrivere le situazioni quotidiane, le sviscera in un modo quasi maniacale ma mantenendo sempre una freddezza incredibile. Scava nelle emozioni umane mettendo a nudo tutto e considerando ogni lato del cubo. Ma quando si cimenta nella descrizione di stati particolari, che appartengono a tutte le persone nei diversi momenti della vita, quando si interroga su tutti quei momenti di passaggio tra una fase e l'altra, quando analizza ansie, rotture, traumi, Banana Yoshimoto supera davvero se stessa. Lucertola è un libro che racchiude diversi racconti, spezzoni di vita di vari personaggi, anche se è il nome di uno solo di questi a dare il titolo al libro. Non se ne può fare una vera e propria recensione, se no sarebbe come fare un piccolo riassunto di ogni racconto e non mi sembra davvero il caso. Ne risulterebbe un'immagine sbagliata di un libro così profondo e affine ad ognuno di noi. Spesso la Yoshimoto viena tacciata di essere un'autrice noiosa, che tratta solo di cose tristi e di rotture sentimentali. In realtà il più grande pregio di Banana è quello di mostrarci come le persone normali superano questi momenti, se li lasciano alle spalle. Trovo che nei suoi libri ci sia molto più ottimismo di quanto non ne risalti da una lettura superficiale. Io ve lo consiglio caldamente. Sicuramente non è il suo miglior libro, ma è da leggere.


Citazione pag 37
"Sforziamoci di essere felici. Diamo più spazio a tutto quello che abbiamo ancora davanti. Altrimenti non è vivere."

venerdì 23 settembre 2011

I Figli del lupo - Le guerre degli orchi

Inizio: 7 maggio 2011
Fine: 3 giugno 2011

Seconda parte della Saga degli Orchi di Nicholls, una garanzia. Ci eravamo lasciati con i Figli del Lupo in fuga da una Maras Dantia in guerra, attraverso i passaggi interspaziali aperti dalle stelle (strumentalità). Gli Orchi giungono in una terra molto diversa, abitata solo da orchi perennemente in pace, quella dei sogni di Stryke, che nella realtà ha un nome: Ceragan. Ma una vita troppo tranquilla non fa per i Figli del Lupo e, quando arriva il messaggero di Arngrim, morente per una pugnalata alle spalle, le cose cambiano. Il povero messaggero è passato attraverso la stessa porta dalla quale sono arrivati tempo prima i Figli del Lupo, ma, se le strumentalità sono ancora nelle mani di Stryke… come ci è arrivato? I misteri si infittiscono quando lo stregone attraverso un ologramma dice loro dell’esistenza di una terra dove gli Orchi sono oppressi nuovamente dalla perfida Jennesta e dalla razza umana. Come rifiutare? La squadra si riunisce e si allarga pronta ad una nuova avventura. Prima però bisogna tornare nella valle dei Nani, a Maras Dantia, per riprendere l’amico e compagno Jup. Non appena la banda è riunita, però, accade qualcosa di inusuale: due umani Standeven e Pepperdyne rivelano ai Figli del Lupo che stanno per essere attaccati. E così accade: Misericordia attacca pesantemente il villaggio di Jup. Stryke trasporta tutti, con le strumentalità, sul nuovo pianeta (o quello che è) di orchi soggiogati. La realtà è anche peggiore del racconto fatto da Arngrim. Gli orchi sono tutti dei rammolliti, non hanno istinto di combattimento, né di sopravvivenza, sono tutti indistintamente sottomessi a Kapple Hacher, governatore del Tarress. Gli Orchi sondano il terreno, con qualche difficoltà, per vedere se ci sono orchi ancora disposti a combattere per la propria libertà, inoltre i Figli del Lupo hanno ancora un conto aperto con Jennesta. Chillder e Brelan, gemelli, sono a capo di un gruppo ben organizzato di orchi sovversivi, ai quali va ad aggiungersi la squadra di Stryke; tuttavia la presenza del nano Jup (e sua moglie Spurral) e dei due umani rendono il sospetto molto forte tra gli orchi originari di Tarress. I figli del Lupo sono molto, troppo differenti, dagli altri, da dove vengono? Ma la voglia di libertà sovrasta ogni dubbio, le due squadre si uniscono malgrado i reciproci sospetti e insorgono contro il nemico. Il bersaglio è Jennesta, bisogna ucciderla. Tutto fila liscio, troppo liscio fino all’ultimo, quando, ahimè, si scopre un tradimento. Stryke viene catturato da Jennesta, le strumentalità sono perse. Ma qualcun altro, come Pelli, si muove nell’ombra, con lo stesso obbiettivo: prendere le strumentalità.
Sicuramente bello tanto quanto i primi tre, lascia il lettore anche questa volta con il fiato sospeso in attesa che il prossimo libro risponda alle domande della storia. Bellissimo!

L'ultimo Catone

Inizio: 10 febbraio 2011
Fine 24 febbraio 2011

Decisamente avvincente questo libro della Asensi. Ho rivalutato molto questa scrittrice che con Terra ferma non mi era piaciuta granché. Questo libro, invece, ha saputo tenermi letteralmente incollata fino alla fine, nonostante le numerose pagine e (come al solito) capitoli lunghissimi. Suor Ottavia Salina lavora in Vaticano ed ha acceso alla biblioteca più vasta e più misteriosa che lo Stato Vaticano custodisce gelosamente nel suo sottosuolo. Un giorno viene incaricata di indagare sui segni ritrovati sul corpo di un uomo, ucciso in circostanze misteriose. Accanto a lei due esperti: la guardia bionda dallo sguardo di ghiaccio Kaspar Glauser Roist e l’illustre studioso alessandrino Farag Boswell. Insieme cercheranno di ricomporre un puzzle tutt’altro che semplice, riguardante una setta, quella dei Catoni, cominciata moltissimi anni prima e forse ancora attiva. Per provare la sua esistenza dovranno confrontarsi con 7 prove, 7 come le cerchie del Purgatorio di Dante, 7 come i peccati capitali, passando attraverso le 7 città che li rappresentano. Una lotta contro il tempo e contro le loro stesse forze che sembrano non bastare davanti a così tanti ostacoli. Durante il cammino Ottavia dovrà affrontare fantasmi sconosciuti della sua infanzia e della sua vita, che la porteranno ad una maggiore coscienza di sé. Inoltre … si troverà intrappolata nelle lunghe braccia dell’amore, dalle quali cercherà di difendersi con tutte le sue forze e la sua fede. .. Davvero appassionante, scritto decisamente meglio di altri libri dell’autrice spagnola, sono sicura che vi piacerà!

Citazione pag 27
"Dei romani il capitano aveva anche adottato lo stile di guida ai limiti del suicidio. In un Amen passammo porta Sant'Anna e ci lasciammo alle spalle le caserme della Guardia Svizzera. Se non mi misi a gridare e non tentai la fuga dalla portiera durante il tragitto, fu solo grazie alle mie origini siciliane e al fatto di aver preso la patente a Palermo, dove la segnaletica stradale ha scopo puramente decorativo e tutto si basa sui rapporti di forza, sull'uso del clacson e sull'istinto di sopravvivenza."

Citazione pag 65
Davanti a noi era in attesa una di quelle limousine nere targate SCV (Stato della Città del Vaticano) a disposizione dei cardinali, alla cui sigla l'ironia dei romani aveva dato il significato di:"Se Cristo Vedesse...".

Citazione pag 161
"Per molto tempo ho avuto timore della morte, ma non mi sono concesso la debolezza di credere in un Dio per risparmiarmelo. Poi ho capito che ogni notte, quando andavo a dormire, morivo un po'. Il processo è lo stesso, non lo sapevi? Ricordi la mitologia greca? I fratelli gemelli Hypnos e Thanatos, entrambi figli di Nyx, la notte. Ricordi? "

Guida galattica per autostoppisti

Inizio: 14 aprile 2011
Fine: 19 aprile 2011

Questo è il primo libro di fantascienza al quale mi accosto. Io e la fantascienza abbiamo un rapporto decisamente conflittuale nonostante il mio passato da Trekkina :) Detto ciò devo dire che questo libro mi è particolarmente piaciuto, è molto divertente e scritto con spensieratezza, sicuramente leggerò anche gli altri libri di Adams. La storia è molto semplice: Arthur Dent deve affrontare una giornata difficile, evitando che gli demoliscano la casa per far passare un’enorme autostrada; i suoi problemi però no sono nulla rispetto a quello che sta per capitare al pianeta Terra, che verrà polverizzato per far spazio ad un’autostrada galattica. Salvato da uno pseudo umano Ford Perfect, alieno del pianeta Betelgeuse, suo amico da anni, Arthur si ritrova passeggero della navicella Vogon. Cominceranno da qui una serie di peripezie galattiche prima a bordo di questa navicella e poi a bordo della Cuore d’Oro, ultimo ritrovato della tecnologia ipergalattica rubata nientepopodimeno che dal presidente Zaphod Beeblebrox in persona. Ma cosa sta cercando Zaphod? E perché sembra sempre non sapere quello che sta facendo? Per chi lavora? Arthur e Ford, imbarcati con Trillian (terrestre anche lei) e Marvin (un robot depresso) atterreranno nella mitica e desolata Magrathea, pianeta di una colossale azienda che per millenni si occupò di costruire pianeti su ordinazione, fino a quando tutto scomparve nel nulla. Ma Magrathea è tutt’altro che disabitata…
Non vi svelo oltre ma leggetelo, perché è davvero spassosissimo!

Citazione pag 153
"Forse sono troppo vecchio e stanco ma penso sempre che le possibilità di sapere cosa stia veramente succedendo siano così assurdamente remote, che l'unica cosa da fare sia dire chi se ne frega e pensare semplicemente a tenersi occupati. "

Il Gattopardo

Rilettura
Inizio: 12 aprile 2011
Fine: 3 giugno 2011

La prima volta che ho letto questo libro ero in quarta ginnasio, correva l’anno 1996, ed avevo ancora 14 anni. Non che ci capissi molto in questo italiano un po’ vetusto, ma il libro era scorso più o meno piacevolmente. A distanza di 15 anni, riprendo questo classico della letteratura, che ho sempre difeso a spada tratta contro chi lo definiva noioso e mi cimento nuovamente. Non mi è stato facile leggere le prime 100 pagine, mi sono risultate un po’ pesanti.. ma forse il motivo sta nel loro contenuto. Non ricordavo che fosse così pieno di cenni storici, di rimandi, di descrizioni inappuntabili di nobiltà e nuova borghesia, non ricordavo tutto questo pensare da parte del protagonista, Fabrizio Salina il Gattopardo, uomo nobile, attempato ma ancora piacente, vigoroso e… quasi povero. Si perché oramai la sua casata sta perdendo le proprie ricchezze, a favore (in senso generale) della borghesia, rozza, senza buone maniere, poco intellettuale (o per nulla intellettuale), ma molto scaltra, arrivista, ambiziosa e soprattutto fresca. Soprattutto per questi motivi Fabrizio sacrifica l’amore della figlia Concetta per il cugino Tancredi in nome di un matrimonio dettato dall’interesse economico, quello con Angelica Sedara, figlia di Calogero, esponente appunto della borghesia. Sicuramente Tancredi con la sua giubba rossa da garibaldino sfugge a quello stereotipo del nobile pensato da Fabrizio, il nipote gli è distante nei modi e nel pensiero, ma è pur sempre l’erede dell’amata sorella Giulia e della casata Falconeri. Bello, intellettuale, moderno e… quasi povero. Il Gattopardo sottoscrive così un matrimonio redditizio con la bella, bellissima erede della famiglia Sedara, per nulla nobile ma ricca sfondata. Il libro copre la distanza di pochi mesi di uno stesso anno per poi saltare avanti di qualche anno e poi di un ventennio. Stupenda le descrizioni sia dei costumi dell’epoca quanto quelle dell’animo di Fabrizio in continuo mutamento, eppure sempre eguale a se stesso, sempre fedele alla sua indole siciliana. Si perché questo romanzo è proprio tanto siciliano, tanto ricco di sud, di sole, di sete, di sabbia.
Consiglio vivamente la lettura di questo classico della letteratura italiana, non si può perdere un pezzo di storia così intenso, come quello dell’unità d’Italia, sullo sfondo della quale la nobiltà arranca con le ultime zampate

Nessun dove

Inizio: 4 aprile 2011
Fine: 8 aprile 2011

Ma che fortuna avere scoperto Neil Gaiman!! Non si smette proprio mai di trovare cose interessanti! Questo fantasy è davvero molto spassoso e particolare. Richard Meyhew, colpevole di aver commesso un atto benevolo viene letteralmente catapultato in nessun dove che, tanto per cominciare, non è un luogo ma uno stato fisico: a Londra, nessuno più si accorge che Richard esiste. Esiste un mondo, Londra di sotto, nel quale Richard può essere visto ma comunque all’interno del quale sembra non poter vivere. La sua salvezza viene da Porta, la giovane ragazza da lui soccorsa e messa in salvo, e dalla sua strana combriccola: il Marchese de Carabas, la cacciatrice Hunter, Lord-parla-coi-ratti, il Conte ed altri simpaticissimi personaggi. Porta aiuterà Richard a sopravvivere in un mondo che non conosce e lui la ricambierà proteggendola ed attraversando con lei ogni via alla ricerca delle risposte che da sempre Lady Porta va cercando: chi ha ucciso la sua famiglia e perché. Loschi (ed anche abbastanza disgustosi) personaggi come Mister Vandemar e Mister Croup danno la caccia a Lady Porta ed al suo gruppo, per conto di qualcuno … un qualcuno molto speciale. La ragazza ha un dono speciale: apre qualsiasi porta con il suo tocco e, se non vi sono porte, al suo tocco compaiono. A chi serve questa capacità e per farne cosa? Un viaggio divertente e per nulla scontato, dove si alternano anche stati umani dei personaggi molto interessanti… una narrazione avvincente ed una bella trama, fanno di questo fantasy una lettura davvero piacevole. Vivamente consigliato!

I figli di Plaza de Mayo

Inizio: 16 marzo 2011
Fine: 16 marzo 2011

Divorato in meno di tre ore quest’ennesimo resoconto sulla tragedia argentina dei Desaparecidos. Ennesimo si, ma unico come lo sono tutti gli altri. Moretti è sempre molto bravo nel suo ruolo di interlocutore … lascia parlare queste donne coraggio che descrivono la loro ricerca instancabile. Donne alle quali non sono stati strappati solo i figli, ma anche i nipoti appena nati e spesso regalati ai militari. Questi figli, nati nelle celle di tortura, sono stati allevati da coloro che hanno uccisi i loro genitori. Molti di loro, a distanza di 30 anni, ancora non lo sanno. Ma le nonne cercano, investigano, accusano, trascinano in tribunale gli aguzzini. Purtroppo però la strada è ancora lunga e le nonne non sono immortali, lo sanno. Il loro DNA è conservato in una banca speciale perché non sia mai troppo tardi per nessun nipote trovare la strada di casa.

La mia famiglia e altri strani animali

Inizio: 7 marzo 2011
Fine: 31 marzo 2011

Gerald Durrell nella sua fantastica infanzia ha passato 5 anni a Corfù. Gerry arriva sull'isola con la sua famiglia composta dalla mamma, due fratelli ed una sorella. Gerry è il minore e pertanto cresce libero in mezzo alla natura rigogliosa del'isola greca a caccia di insetti, farfalle, tartarughe, insomma a caccia di qualsiasi animale strisci, cammini, voli o semplicemente ronzi. Tutto lo affascina e niente lo trattiene dal portarsi nuovi amici a varie zampe a casa (accolti con la beenvolenza delle donne ed il disgusto degli uomini di casa). Sfilano quindi la tartaruga Achille, il piccione Quasimodo, le Garze, il Gabbiano Alecko ed altri bizzarri animali che Gerry porta con se in ogni casa, girando l'isola. Questi anni a Corfù entreranno nel profondo di Gerald, che da grande diventerà un illustre zoologo e scrittore. Il libro raccconta anche le peripezie di questa simpatica famiglia capeggiata da una madre molto inglese ed un fratello intellettuale, Larry... e poi, a seguire, un fratello cacciatore, Leslie ed una sorella ipersensibile, Margo. Le pagine scivolano leggerissime e Durrell ha un modo veramente fantastico per ripercorrere quegli anni felici nell'isoletta greca. E' talmente bravo che sembre di vederla, Corfù... Adesso non resta che vederla davvero!

Il malinteso

Inizio: 9 marzo 2011
Fine: 11 marzo 2011

Davvero molto bella questa storia ambientata tra la prima e la seconda Guerra Mondiale. È il primo libro che leggo di quest’autrice dalla vita sfortunata e devo dire che mi è piaciuto moltissimo. La storia è semplice, ma la descrizione dei personaggi è magistrale, a mio modesto parere. Yves Harteloup è un uomo che ha dovuto imparare a guadagnarsi il pane, dopo la prima guerra mondiale i suoi averi di benestante sono letteralmente evaporati e così, per vivere, ha cominciato a lavorare e risparmiare. Risparmia tutto l’anno per permettersi le vacanze in un luogo esclusivo, che frequentava quand’era bambino: Hendaye. Lì comincia la storia, con Yves in vacanza. Qui incontra Jessaint, un suo compagno di stanza d’ospedale (ferito di guerra come lui) anch’egli in vacanza con la moglie Denise e la figlioletta Francette. Quando il marito di lei si allontana per affari i due cominciano a frequentarsi e non rinunciano alla loro storia nemmeno al ritorno a Parigi. Denise si rende ben presto conto che Yves non è ricco quanto si possa pensare, ma, nonostante questo continua a frequentarlo. Lui d’altro canto, per non deluderla, continua una vita troppo dispendiosa per le sue tasche, fino ad indebitarsi. Il loro rapporto si incrina, lui è troppo chiuso e riservato per racccontarle i suoi problemi e lei cerca di accondiscendere il suo silenzio non facendogli domande inopportune. Così Yves diventa più schivo, si chiude ancora più in se stesso. Rifiuta tuttavia, per amore di lei, di andare in Norvegia con un vecchio amico che là ha fatto fortuna e vive benissimo. Yves rimane e prova ad affrontare la sua nuova realtà. Denise, intanto, vacilla. Entrambi, pur amandosi molto, sono insoddisfatti. Denise comincia a sospettare che lui la tradisca o meglio, comincia a pensare che il modo migliore per avere un po’ più di attenzione sia dedicarsi meno a lui… comincia a frequentare il cugino Jaja, che da sempre spasima per lei. È solo una distrazione quella di Denise, ma le costerà molto cara…
Non voglio svelarvi il finale, che è il cuore del Malinteso…
Tuttavia vi consiglio ad occhi chiusi questo fantastico libricino, di un centinaio di pagine perché è davvero toccante e descrive in modo meraviglioso i sentimenti umani, fatti di amore, gelosia, paranoia ed anche un po’ di immaginazione.

Sei biblioteche

Inizio: 15 febbraio 2011
Fine: 18 febbraio 2011

Per la prima volta leggo un libro di questo autore, che non conoscevo. Per questo vorrei ringraziare Benedetta per averlo messo a disposizione del gruppo. Sono stata piacevolmente sorpresa dalla scrittura fluida e allo stesso tempo ricca di particolari di questo scrittore serbo. Sei Biblioteche racconta appunto sei storie differenti, di altrettante biblioteche. I racconti sono particolarmente originali, anche se devo pensare che Zivkovic abbia una qualche inclinazione al paranormale... ognuno di noi, comunque, può ritrovarsi nei sei personaggi che animano queste storie. In realtà ci sarebbe da chiedersi se il personaggio non sia lo stesso (pur non avendo elementi per saperlo) per tutti i racconti... forse se la Biblioteca Infernale fosse stata alla fine, allora si sarebbe potuto concepire realmente come un continuum ... ma messo così fa pensare che l'autore abbia davvero costruito 6 storie diverse, con persone diverse che in comune hanno solo l'elemento biblioteca.
Leggetelo, innanzitutto perchè ci mettete davvero un attimo (non è un tomo che vi porta via settimane e settimane) e poi perchè merita davvero!!!
Molti hanno letto L'ultimo Libro che sembra essere un giallo, il primo libro di Zivkovic... mi informerò!

Citazione pag 16
Il mio appartamento è piccolo - veramente un quartierino. Appena una stanzetta, ingresso, cucinino e bagno. Non c'è spazio neanche per girarsi. E si sa benissimo che i libri divorano spazio senza pietà. Non ci si può difendere. Per quanto spazio gli si offra, a loro non basta mai. prima prendono posseso dellr pareti, poi continuano ad espandersi ovunque riescano. Soltanto il soffitto viene risparmiato. Ne arrivano sempre di nuovi, e voi non avete cuore di sbarazzarvi di nessuno di quelli vecchi. E così, pian piano, di nascosto, i volumi spingono fuori tutto il resto. Come ghiacciai.

Quel che c'è nel mio cuore

Inizo: 8 febbraio 2011
Fine: 12 febbraio 2011

Ho scorto quest'autrice in biblioteca, è cilena e non ho potuto non acchiappare il primo libro che mi è capitato sotto le mani. Io amo gli scrittori latinoamericani e con mia grande sorpresa mi sono resa conto che costei (mi sia perdonata l'ignoranza) ha scritto parecchio.
Ve la consiglio! Assolutamente, o meglio, vi consiglio questo libro perchè per adesso è il solo che io abbia letto. La storia è molto delicata e profondamente umana.
La protagonista, Camila, è una cilena trapiantata a New York, con un marito che la ama e un buon lavoro. Ma la perdita del suo bambino la sta uccidendo piano piano. Camila diventa un veegtale, non vuole più vivere, o meglio, non sa più nemmeno come sopravvivere. Così Gustavo, stanco di quella moglie di pezza, le trova un lavoro diverso: la spedisce in Chiapas a fare un reportage su Marcos e gli zapatisti. Figlia di una madre scampata agli orrori della dittatura cilena (Dolores) si sente orfana Camila, sia di suo figlio sia di questa madre con la quale si sente di non poter nemmeno entrare in competizione. Camila la debole contro Dolores la forte. Sola in un paese straniero, dove nemmeno la guerra sembra toccarla, Camila, troppo sconvolta dentro per vedere cosa accade fuori. In Chiapas conosce Reina, amica della madre e tutto il gruppo che le gira attorno: un simpatico francese, un pittore italiano, un'indigena, uno spagnolo... gente eccentrica e speciale che condivide con Reina una lotta: quella zapatista. Lottano per i diritti degli indigeni e sentono che San Cristobal è casa loro. Ma Camila ha bisogno di tempo, deve imparare a vivere di nuovo. E poi. E poi accade. Reina viene quasi uccisa e lei Camila, sequestrata...
Non voglio svelarvi il finale, godetevi il libro!

Citazione pag 60
Taluni credono che, essendo lo spagnolo e l’italiano relativamente simili, che parla una di queste due lingue accede più facilmente all’altra, il che è un grande errore. Lui ha fatto meno fatica ad imparare l’inglese perché segue una logica diversa dalla sua lingua madre, per cui non ci sono rischi di contaminazione. E questo gioca a suo favore, come se partendo da zero le possibilità di sbagliare fossero minori.

Citazione pag 135
L’America è sia quella di sopra che quella di sotto, Nord e Sud sono entrambi americani allo stesso livello.

Citazione pag 140
Le uniche donne che possano contare su amiche autentiche sono quelle consapevoli del genere cui appartengono, l’avevo sentita dire un giorno, le altre rivaleggiano tra loro e si cavano gli occhi.

La cripta dei cappuccini

Inizio: 29 gennaio 2011
Fine: 10 febbraio 2011

Sicuramente questo genere di libri non è il mio forte. La lettura di questo libro nasce da un errore: il titolo mi ha fatto immaginare un giallo, alla Ellis Peters. Quando mi sono resa conto che mi ero sbagliata era tardi. Tanto valeva finire di leggerlo. In realtà non è che mi sia fatta un parere negativo, tutt’altro, solo non me ne sono fatta nessuno. Io non sono un’amante di libri sulla guerra, o in odore di, ma questo fortunatamente non è stato un problema per la mia sconsiderata, vergognosa sensibilità (da essere umano rifiuto la guerra e i suoi orrori, non riesco a leggere cose come “se questo è un uomo”, soffro troppo). Solo che alla fine io non ho capito se quest’uomo volesse o meno morire in guerra, in questo caso la Prima Guerra Mondiale. Si perché il Signor Trotta va incontro alla morte come se fosse un nonnulla, dopo averci ripetutamente detto per molte pagine che “la morte incrociava già le sue mani ossute sopra i calici dai quali bevevamo”. E torna quasi dispiaciuto di essere vivo (ma perché mai?) e di dover far fronte alla sua vita coniugale; si perché il Signor Trotta prima di partire per la guerra si era sposato nella speranza di non dover tornare. Stretto tra una madre austera ed indipendente ed una moglie con un’amica-amante che non sembra avere nessuna intenzione di essere sua moglie (forse anche lei sperava che sarebbe morto in guerra), il nostro protagonista contrae debiti a tutto andare, senza riuscire a farvi fronte. Nemmeno la paternità lo riempie di gioia, no, forse perché Elisabeth è scappata con Jolanth (l’amica-amante) lasciandogli il piccolo Francesco Ferdinando Eugenio da crescere. E quando anche la madre lo lascia, morendo, per il nostro Signor Trotta non resta che tornare nuovamente alla cripta dei cappuccini, dove riposa in pace l’imperatore Francesco Giuseppe, per un ultimo saluto tra uomini.
Ripeto, non so darvi un parere, metto tre stelle solo perché non mi ha entusiasmato… io vi consiglio comunque di leggerlo, anche perché magari, a voi piacerà da matti!

Citazione pag 167
Era uno di quegli uomini cosiddetti pratici che sono incapaci di rinunciare a un'idea cosiddetta fertile, quand'anche le persone siano inadatte a realizzarla.

Citazione pag 173
Ma le rivoluzioni di oggi hanno un difetto: non riescono.

Cime tempestose

Inizio: 31 gennaio 2011
Fine: 2 febbraio 2011

Per prima cosa desidero ringraziare Francyb78 per avermi rgalato questo libro, che da tempo desideravo leggere.
Una vendetta a lieto fine, il dramma dell’odio, della cattiveria e della stupidità, ma anche la rivincita dell’amore e del buon cuore! Tutto questo è Cime Tempestose e non abbiamo detto poco! Il Signor Lockwood, nuovo inquilino di Trushcross Grange si trova a dover parlare con l’uomo che gliel’ha affittata per dodici mesi: il Signor Heathcliff, misantropo, scorbutico, scontroso proprietario di Wuthering Highs; egli non vicve solo ma con la nuora (altrettanto schiva) Catherine Linton, il nipote Hareton Earnshaw, il vecchio servo Joseph e Zillah, la governante. La famiglia però non è unita, tutt’altro: tra di loro si riservano comportamenti villani e cattiverie senza curarsi dell’ospite (ovviamente sgradito). Il Signor Lockwood si trattiene a W.H. a causa della troppa neve che rende la brughiera e le 4 miglia che lo separano da T.G. impossibili da affrontare. Si ritrova così a dormire in una stanza segreta, chiusa a chiave da molto tempo ed ad avere degli incubi. Chi è Catherine Earnshaw? Perché quell’incubo lo ha fatto sussultare tanto?
Tornato finalmente nella sua tenuta (ovviamente ammalato) è costretto ad una lunga degenza a letto durante la quale prega la governante, la signora Ellen Dean di raccontargli di quelle tre persone viste a W.H. La storia è molto lunga e comincia da quando il signor Earnshaw (padre di Catherine e di Hindley, a sua volta padre di Heraton) di ritorno da Liverpool porta con sé un orfanello trovato in città: Heathcliff. La sua condizione di passata sofferenza lo porta ad essere il più coccolato dal padre e allo stesso tempo accresce l’invidia dei due fratellastri (che per le loro dimostrazioni di odio, vengono continuamente puniti). Il suo comportamento è irriverente ed ingrato, ma tutto gli viene costantemente perdonato. Alla morte del padre subentra Hindley, il quale, con la moglie Frances diventa praticamente tiranno in casa propria maltrattando Heathcliff e Catherine di conseguenza, impedendo in ogni modo che i due siano legati. Ma Catherine accetta la corte di un giovine signore, allora proprietario di T.G. Edgar Linton ed i due si sposano. A sua volta, per ripicca, Heathcliff si sposa con Isabella Linton e, morto Hindley, entra in possesso di W.H. comandando sulla moglie e sul nipote. La sua vendetta è molto lunga: Heathcliff vuole vendicarsi del fratellastro poiché egli non gli ha mai permesso di stare con Catherine (che nel frattempo, dando alla luce sua figlia, è morta). Vuole vendicarsene lasciando il legittimo erede morale Hareton senza nulla (ignorante e rozzo) e trovare un erede che erediti ogni cosa al posto suo. Ed Heathcliff un erede ce l’ha: Linton. In questo romanzo sembra proprio che non ci sia spazio per l’amore, quello vero, se escludiamo quello del povero Edgar per la moglie, dalla quale non è mai stato ricambiato. Non voglio ora recensire tutto il romanzo, poiché non mi piace svelare la trama, quindi mi fermo in questo punto.
Devo dire che è un peccato che la povera Emily Bronte abbia scritto un solo romanzo poiché mi ha tenuta incollata alle pagine, alla storia per due giorni, non potevo non finirlo. Quasi per un attimo ho creduto di trovarmi dinanzi a quei libri che raccontano la realtà nuda e cruda (quella dove il bene difficilmente ce la fa contro un male molto ben organizzato), invece poi… non dico di più! Leggetelo perché davvero merita, non solo per i contenuti ma anche e soprattutto per la bellezza dello stile, la scrittura fluida dell’autrice; sono convinta che vi piacerà tantissimo!

Ballando nudi nel campo della mente

Inizio: 11 gennaio 2011
Fine: 28 gennaio 2011

Di norma non amo i genii proprio per la loro massiccià sregolatezza, ma quest'uomo s'è guadagnato in una settimana tutta la mia stima ed il mio rispetto. Kary Mullis è si un premio Nobel (chapeau) ma è soprattutto una persona che ragiona con la propria testa e che aiuta gli altri a fare altrettanto. Non è così face recensire questo libro poichè i suoi contenuti sono molto vari; Mullis propone capitoli con temi compleatamente diversi.. legati tra di loro solo perchè l'autore narra vicende personali. Comnuque, credo che ne ordinerò copie a gogò su ibs perchè secondo me dovremmo far leggere questo libro a tutte le persone alle quali vogliamo bene. Ho letto in giro di recensioni molto critiche, più che altro rivolte a Mullis. A me è piaciuto, non mi è sembrato poi così arrogante (c'è gente che lo è tutti i giorni e non ha nemmeno vinto il Nobel), ho imparato tanto anche se all'inizio avevo paura... io sono una di quelle persone che prende per oro colato qualsiasi cosa sia proposta dalla scienza. mullis mi ha insegnato che non lo devo fare e mi ha anche spiegato il perchè. Così quando mi sono rilassata mi sono davvero goduta il libro che ho finito ridendo :)
lo consiglio vivamente a tutti!!!!

Le irregolari

Inizio: 10 gennaio 2011
Fine: 21 gennaio 2011

"Quando hanno portato via i miei figli avevo solo 48 anni e mi sentivo vecchia; oggi ne ho 68 e mi sento 20 anni più giovane perchè ho imparato che l'unica lotta che si perde è quella che sia abbandona." Hebe Pastor de Bonafini
Leggete, vi prego, queesto meraviglioso docmento sulle Nonne e le Madri di Plaza de Mayo. Donne che non hanno avuto paura di ricevere le bastonate dei miitari durante la dittatura del 1976, in Argentina. Hanno sopportato abusi, torture, cattiverie ed angherie in nome dei loro figli (30000) desaparecidos. Hanno combattuto, anzi combattono da vent'anni per ottenere giustizia, per vedere marcire in galera chi si è macchiato di atti che fanno concorrenza a quelli di Aushwitz, perchè anche in Argentina ci furono campi di concentramento e di sterminio. Non ci furono forni, ma vuelos de la muerte. Leggetelo perchè in mezzo a quei 30000 scomparsi ci sono migliaia di italiani. Perchè l'Argentina per anni è stata la nostra seconda patria. Leggetelo per non dimenticarli, perchè un crimine di genocidio non deve e non può passare inosservato.

Le luci nelle case degli altri

Inizio: 27 dicembre 2010
Fine: 3 gennaio 2011

Che dire, leggetelo! Avevo visto questo libro alla Mondadori ma, causa scarsità di finanze, ho optato per la biblioteca. L’ho letto in pochissimo tempo (troppo però, tanta era la voglia). È scritto in modo originale ed anche la vicenda è piuttosto innovativa rispetto alle cose in commercio ultimamente; questo mi fa molto piacere perché l’autrice è italiana e sono sicura che diventerà, se già non lo è diventato, un best seller. Racconta la storia di Mandorla, che a sei anni rimane orfana di madre. Sa che il suo papà è un astronauta che lavora sulla Luna e che non può, anche se vorrebbe, tornare a prenderla, proprio non può. Maria, sua madre, abita in Grotta Perfetta ormai da tempo, per la precisione all’ultimo piano, quello della lavanderia ed il suo legame con i condomini è stupendo, tutti la amano. Un condominio come tanti, con le sue imperfezioni, le sue persone, le loro abitudini, i loro vizi e le loro virtù, che improvvisamente si ritrova a fare i conti con la morte di Maria e il destino di questa bimba. Decidono così di adottarla tutti insieme, anche se legalmente solo la signorina Polidoro detiene la sua tutela. Forse non sarebbe stato così (o forse si) se Mandorla, ignara di tutto, quel giorno non avesse consegnato una lettera che la madre le aveva scritto il giorno della sua nascita nella quale dice che il padre di Mandorla è proprio uno dei condomini. Ma chi? Per ovviare al riconoscimento i condomini stringono un patto: cresceranno la bambina tutti insieme. A partire da Tina, che la tiene con se un anno, passando per Cate e Samuele (e il piccolo Lars), arrivando alla coppia omosessuale composta da Paolo e Michelangelo, più su, fino al 4° piano dove abitano Lidia e Lorenzo (con Efexor) ed infine all’ultimo, quello dove abita la famiglia Barilla. Tutti amano Mandorla e tutti cerano di crescerla, così lei da una parte diventa ognuno di loro, dall’altra cresce con un’ingenuità ed una freschezza senza pregiudizi (andando felice al gay pride sulle spalle di Candy Candy). Mandorla è semplice, spontanea, una ventata d’aria fresca ma non si sente una ragazzina della sua età, si sente diversa dai suoi coetanei, non si sente all’altezza. E poi è terrorizzata a morte dal cattivissimo Porcomondo, che oramai non c’è più, ma rappresenta il suo incubo peggiore. E così, per paura, per sentirsi protetta, fin da piccola prega, come le viene, perché nessuno glielo ha mai insegnato: prega per essere un taxi inglese, delle tendine, una festa… La sua vita scorre leggera, almeno fino a quando non scopre la verità su sua madre e … su suo padre. Ma quale verità? Chi è quell’uomo che non si è fatto avanti 10 anni prima? Servirà cercarlo e ricercarlo tra i volti di Samuele, Lorenzo, Cesare, Paolo e Michelangelo?
È uno spaccato meraviglioso di vite, come ce ne sono tante, guardate con amore ed innocenza.
Mandorla racconta la sua storia dalla cella di una prigione, dove è detenuta in attesa che il giudice si occupi di lei… non vi racconto cosa l’ha portata lì, ve lo dirà lei.

Citazione pag 244
Uno che ha capito quanto la vita, più la fissi tuto preoccupato, più le passi l'ansia.

Citazione pag 385
L'unico perdono possibile che possiamo conecdere alle nostre mamme e ai nostri papà è lasciarli andare, a un certo punto. Continuare a volergli bene, se pensiamo che l'abbiano meritato. Ma smetterla di far dipendere il nostro destino dal loro. Altrimenti avremo solo una buona scusa per non combinarci niente con quel destino.

Zia Mame

Inizio: 16 dicembre 2010
Fine: 20 dicembre2010

Vi tiene incollati dalla prima all’ultima pagina! Zia Mame è strepitosa, una donna piena di interessi e di vita (anche sociale) e l’orfanello nipote Patrick non può non essere trascinato nel vortice spassosissimo della vita della zia. Dalla tenera età di 7 anni infatti viene affidato a lei, che avrà il difficile compito di crescerlo e di formarlo. Non potete immaginare che cosa Zia Mame si inventi ogni volta per stare al passo col nipote che cresce e con i tempi in generale. Un vulcano in eruzione, paragonato a lei, non è niente! Vi consiglio vivamente di leggerlo, non solo per la vicenda che è divertentissima ma anche per avere un ottimo ritratto storico dagli anni 20 ai 50 del 1900. Inoltre in fondo c’è un’interessante digressione sulla via dell’autore Edward Tanner III e della sua strampalata vita che nulla ha da invidiare a quella del suo personaggio.

La biblioteca dei morti

Inizio:  26 novembre 2010
Fine: 5 dicembre 2010

Mi aspettavo molto ma molto di più, visto tutto l'entusiasmo con cui si sente parlare di questo libro. Di solito diffido dai best seller, ma incuriosita l'ho preso in prestito in biblioteca. Meno male che non l'ho comprato! Che dire, sicuramente l'idea è originale, ma lo svolgimento distrugge ogni suspance. Non so, magari Cooper non lo ha immaginato come un giallo, ma io mi aspettavo, visto l'inizio, un po' più di attesa. A un quarto di libro già si capisce cosa sta succedendo e l'idea dell'assassino viene meno, con lei viene meno anche l'interesse per la storia.
Il libro si apre con un omicidio, al quale ne seguono altri. l'agente dell'FBI Will Piper comincia a lavorare al caso che gli è stato affidato d'improvviso insieme a Nancy, giovane collega che lavora al caso con lui. La vicenda è intrecciata alla vita di Mark Shackleton, informatico che lavora all'area 51 (ex compagno del college di Will). E'lui il famigerato assassino Doomsday?
Se la trama fosse solo questa si sarebbe davanti ad un giallo in piena regola, ma Cooper ha avuto la brillante idea di farcire il tutto con due vicende "storiche" legate ai fatti, rispettivamente svoltasi nel 777 e nel 1947: la costruzione della Biblioteca ed il ritrovamento della stessa da parte di un gruppo di ex militari divenuti archeologi.
Se queste parti fossero state messe in fondo, come appendice a mio modesto parere il libro sarebbe risultato molto più avvincente fino alla fine, invece questa scelta ha penalizzato fortemente la curiosità del lettore, che dopo 100 pagine ha già chiaro il funzionamento delle cose.

Il club dello shopping

Inizio: 17 novembre 2010
Fine: 27 novembre 2010

Grazie ad Ally per il prestito. Ero molto scettica perchè di mio non tendo a leggere romanzetti rosa o cose come I love shopping... quindi insomma è stato un salto nel buio! Invece Annie Valentine mi ha propio conquistata con la sua simpatia! Lei e la sua sgangherata famiglia, cominciando dai due figli: il timido Owen e la ribelle Lana, sua sorella Dinah (da brava sorella, l'esatto opposto), la madre sempre alla ricerca di un nuovo marito per la figlia (scenette simpaticissime e candidati impossibili). Ho riso davvero tanto, nonostante poi, a pensarci bene, forse non è così tanto umoristico come vuole apparire. Ripeto, non me ne intendo quindi per me è difficile poterlo paragonare a qualcos altro ma l'ho trovato fresco e spiritoso. Quando si arriva alla fine inoltre ci si rende cosnto di avere fatto un errore madornale, di avere tratto una conclusione sbagliata. E piace ancora di più, si capiscono molte cose. Si si decisamente lo consiglio e penso anche che sarà un ottimo regalo di Natale!

Il giorno prima della felicità

Inizio: 17 novembre 2010
Fine: 27 novembre 2010

Ringrazio Cricri per avermi prestato questo libro, il primo che leggo di Erri de Luca. Mi è piaciuto tantissimo. Non è la storia in sè ad avermi colpito, ma i personaggi e la ricostruzione storica. A tratti l'ho trovato davvero commovente. Se dovessi recensirlo farei fatica, o meglio, una frase basterebbe ma come ho già spiegato secondo me la forza di questo romanzo non sta nella sua trama ma nel modo in cui è raccontato. Gli stessi tocchi, qua e là, del dialetto napoletano (assolutamente comprensibili)lo hanno reso ancora più genuino. Comunque, in breve, narra la storia dello Smilzo, così chiamato per la sua corporatura esile, un orfano che vive con Don Gaetano uomo tuttofare e portinaio di un condominio. Il ragazzo cresce grintoso e curioso del mondo, a partire dalla scuola che lui vede come un'opportunità fantastica. Impara molti lavori diversi, a confrontarsi con le persone ed anche con l'amore, rappresentato qui da Anna. In questo romanzo si intrecciano non solo le vite dei due protagonisti ma anche quelle dei condomini, in un certo senso altrettanto importanti e determinanti. Gli accenni alla seconda guerra mondiale rimandano continuamente alla vita passata di Don Gaetano che cerca di insegnare allo Smilzo tutto quello che a sua volta ha imparato dalla vita. Il finale un po' a sorpresa poi lascia l'amaro in bocca, nonostante il lieto fine.
Ve lo consiglio, leggetelo.

La breve favolosa vita di Oscar Wao

Inizio: 9 novembre 2010
Fine: 17 novembre 2010

Ringrazio Salvatore Gianino per aver messo questo libro a disposizione del gruppo Strada Facendo. Ho scoperto così, quasi per caso questo meraviglioso autore dominicano. Questo libro difficile da raccontare perché non è ne semplicemente la vita di Oscar, come suggerisce il titolo, né solamente quella della sua famiglia, né quella dell’autore stesso, ma di tutta la Repubblica Dominicana. Il contesto è fondamentale in questo romanzo. i personaggi sono sicuramente fondamentali, ma è l’ambiente in cui si muovono a renderli tali. Il lato più interessante è che l’autore ha scelto di raccontare questa storia in prima persona, a tu per tu con il lettore ed interviene non poco a chiarire domande ipotetiche e lacune che potrebbero sorgere in chi gira una pagina dopo l’altra. Questo particolare fa si che il lettore viva passo a passo con più partecipazione e coscienza la breve favolosa vita di Oscar e comprenda la lunga e difficile vita de la Inca e quella degli altri stupendi personaggi che si incontrano in queste pagine. Se proprio devo trovare una pecca … la ricerco nel linguaggio un po’ troppo turpe. Sicuramente alcuni concetti si rafforzano notevolmente con parole crude e alcune volte volgari, ma i concetti in questo libro sono già abbastanza forti che non necessitano di tale carico. Alcune volte il linguaggio di Diaz mi ha molestato, tanto per dirla alla spagnola, ma il bilancio è comunque positivo. Non posso non tener conto che il linguaggio e parte integrante di una cultura e che per tanto non è così fuori luogo. Intendo dire che forse Diaz ha voluto esprimersi così proprio perché questo è l’esatto modo in cui si esprimerebbe a voce, pertanto evviva la coerenza. Ve lo consiglio, sia per la storia che per imparare qualcosa di più sulla storia della Repubblica Dominicana e della sua cultura.

Il vichingo

Inizio: 27 settembre 2010
Fine: 17 novembre 2010

Se non fosse per le prime 250 pagine, sarebbe anche un bel libro…
Non posso proprio dare più di tre stelline, è troppo pesante. Sicuramente è stato scritto con molta dovizia di particolari, solo che io conosco molto poco il mondo scandinavo e sinceramente tutti quei nomi… è stata una faticaccia stargli dietro! Severin ha una bella scrittura fluida ma questa storia ha faticato a decollare. La storia è incentrata su Thorgils Leifsson, figura tra l’altro realmente esistita. Severin parte ancora prima della sua nascita, raccontandoci di sua madre Thorgunna la Strega. O meglio il romanzo è in prima persona, narrato personalmente dal protagonista. E’ lui che ci racconta la sua vita da quando la madre, mantenendo una promessa, lo spedisce in Islanda dal padre dove rimarrà per tutta la sua infanzia (facendo però tappa anche nella misera terra di Vinland). Viene esiliato per un crimine al quale ha assistito e si allontana alla ricerca di notizie sulla madre, che, in realtà, come Thorgils sa perfettamente, è morta anni prima tra innumerevoli fatti strani e misteriosi. Da lei, lui ha ereditato un potere particolare, la capacità di vedere oltre e aggiungerà altre capacità notevoli, come la lettura delle antiche rune e la pratica delle antiche abitudini. Viaggiamo con Thorgils fino in Iranda dove si consuma una feroce guerra civile, scampato alla guerra quasi miracolosamente viene trattenuto come prigioniero nemico dai vincitori, per poi essere ceduto come schiavo al monastero di San Ciaran…. La vita di Thorgils è un continuo mutamento ed una continua scoperta. Ma anche un costante pericolo, lui non è mai al sicuro, è straniero in terra straniera, non ha beni, non ha nulla solo se stesso e le sue conoscenze. Sicuramente è un romanzo avventuroso, ma solo nelle ultime 100 pagine. Le prime 250 sono zeppe di usi e costumi, che, di solito mi appassionano, ma in questo caso, più di una volta mi hanno fatto pensare di chiudere il libro. Esiste un seguito a questo libro La Vendetta del Vichingo, ci sto facendo un pensierino ma sono ancora indecisa….

I milanesi ammazzano al sabato

Inizio: 8 novembre 2010
Fine: 17 novembre 2010

Eccomi qua a ringraziare Desperate Student per il suo consiglio datomi nel gruppo Un consiglio al mese. Avevo questo libro tra i non iniziati, comprato perché avevo letto dei buoni commenti, ma in realtà forse sarebbe rimasto molto tempo sulla mia libreria…
Invece l‘ho letto, in pochi giorni e mi è piaciuto moltissimo. Credo che le avventura di Duca Lamberti siano un po’ come quelle di Montalbano e che quindi vadano lette in un ordine ben preciso. Si deduce chiaramente che oltre al giallo c’è una storia personale del Dottor Lamberti che va al di là del singolo romanzo. Ma comunque un giallo è sempre un giallo. E questo è davvero bello, nonostante io non ami le ambientazioni noir, quelle un po’ city un po’ thriller, diciamocelo io amo il giallo alla Agatha Christie, ma h apprezzato molto Scerbanenco. E’ la prima cosa che leggo di lui, ma si dice sempre che sia la prima impressione quella che conta. Come si fa a recensire un giallo senza far passare al lettore la voglia di leggerlo? Come faccio ad invogliarvi senza raccontarvi nulla??? Troviamo un compromesso: non leggetelo per assistere all’ultimo giallo risolto da Duca Lamberti, ma leggetelo per conoscere la meravigliosa figura di Amanzio Berzaghi, il padre di una ragazza che da un giorno con l’altro scompare e ancora più inaspettatamente viene trovata morta. Leggetelo per riscoprire Milano e i dintorni. Non è che di Milano venga raccontato molto, ma in un certo senso chi ci abita si ritrova per forza nell’atmosfera. Manca solo la nebbia.
Non voglio dirvi altro, leggetelo e basta!

Citazione pag 153
Perchè i criminali non sono mai intelligenti. La delinquenza è una forma sordida e pericolosa di idiozia, nesuna persona, appena appena intelligente fa il ladro, il rapinatore, l'assassino.

Citazione pag 172
Probabilmente qualche inquilino si era accorto dell'acqua che scorreva fuori dalla porta, ma si era ben guardato dall'avvisare quacno, il portiere: la civiltà di massa ha questo pregio, che ciascuno può annegare liberamente senza che gli altri gli diano fastidio nel tentativo di salvarlo. E' in fondo una forma di delicatezza e di rispetto dell'opinione altrui di morire da sè.